Sexsomnia: fare sesso dormendo

Il termine "sexsomnia" (o sonnambulismo sessuale) è comparso per la prima volta nel 2003, introdotto dai ricercatori dell'Università di Toronto, Shapiro, Trajanovic e Fedoroff, nell'ambito di una ricerca su nuove forme di parasonnia.

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Sexsomnia: fare sesso dormendo

Il termine "sexsomnia" (o sonnambulismo sessuale) è comparso per la prima volta nel 2003, introdotto dai ricercatori dell'Università di Toronto, Shapiro, Trajanovic e Fedoroff, nell'ambito di una ricerca su nuove forme di parasonnia. Si riferisce ad un disturbo che porta chi ne soffre a mettere in atto comportamenti sessuali, a volte anche rapporti completi, mentre dorme. Se ti stai già preoccupando, ripensando all'ultima volta in cui ti sei svegliata nel cuore della notte con la voglia di fare sesso con il tuo partner, ritrovandoti dopo poco avvinghiata a lui, stai tranquilla, la tua non è sexsomnia, ma sano desiderio sessuale!

Chi soffre di sexsomnia, esattamente come un sonnambulo, non si rende conto di ciò che sta accadendo e non ne conserva ricordo. Quindi se il giorno dopo lo hai raccontato ad una collega durante la pausa caffè in ufficio, rasserenati, non è il caso tuo! Quello che accade nella sexsomnia è che, durante le fasi non-Rem del sonno, vale a dire durante quelle fasi in cui non si verificano i cosiddetti Rapid Eyes Movements, la persona pur continuando a dormire mette in atto dei comportamenti erotici, dal sussurrare parole sensuali, al masturbare sè stessa o il partner, al rapporto sessuale vero e proprio con tanto di penetrazione.

In pratica è come se, durante una fase in cui stiamo dormendo profondamente, un'attività elettrica anomala andasse a sollecitare il nostro cervello, nel tentativo di ripristinare lo stato di veglia. L'anomalia dell'attività però fallisce nel suo scopo, quello di svegliarci, andando invece a stimolare regioni cerebrali deputate al controllo di comportamenti legati a bisogni fisiologici di base, quale per l'appunto la spinta sessuale. Il risultato è che, senza esserne consapevoli, le persone si ritrovano a ricercare, in forme e misure diverse da caso a caso, l'accoppiamento.

Ma quante sono le persone che soffrono di questo disturbo? Da una ricerca condotta dalla rivista New Scientist emerge che circa il 4% della popolazione soffre di disturbi del sonno in generale e l'1% della popolazione soffre proprio di sexsomnia. Questa stima però potrebbe non essere del tutto affidabile, dal momento che il disturbo si presenta nel soggetto in modo incoscio e spesso le persone vengono a conoscenza di soffrire di sexsomnia solamente quando è il loro partner a comunicarglielo.

Generalmente la sexsomnia si manifesta in età adulta, intorno ai 30 anni, in persone che hanno una storia di familiarità con altre forme di parasonnia, come il sonmambulismo. I principali fattori scatenanti che possono dare origine ad un epispdio di sexsomnia sono: elevati livelli di stress, apnea del sonno, consumo smodato di sostanze alcoliche ed interazione negativa di alcuni farmaci antidepressivi serotoninergici. Cicolin, direttore del centro di Mecina del Sonno Molinette di Torino, spiega che la sexsomnia deriva dalla mancanza di controllo cognitivo che il nostro cervello, durante il sonno, non riesce ad esercitare sul comportamento: se durante lo stato di veglia alcune pulsioni primarie, come ad esempio la fame, possono essere modulate da tale controllo cognitivo (per quanto affamato, nessuno di noi si metterebbe a mangiare in Chiesa durante la celebrazione di un matrimonio), ciò non si verifica durante il sonno quando, la disattivazione di alcune aree associative del cervello, non permette di etichettare un comportamento come inadeguato.

Che cosa occorre fare in caso di sexsomnia? Se il tuo partner soffre di questo disturbo, anche se ciò potrebbe farti sentire a disagio o in imbarazzo, la cosa migliore da fare è parlarne con lui/lei in modo da prendere coscienza del problema ed individuare uno specialista in grado di aiutarvi. Se invece sei tu a soffrire di sexsomnia, non giudicarti e non incolparti: si tratta di una condizione medica come un'altra da trattare in modo adeguato. Ti sentiresti mai in colpa per avere la febbre o l'anemia? L'importante è rivolgersi allo specialista giusto: parlane con la tua ginecologa, oppure con il tuo medico di fiducia, oppure con la tua psicologa. Se anche non dovessero avere la bacchetta magica e la ricetta giusta per risolvere questo problema, sapranno sicuramente a chi indirizzarti.

Che cosa prevede generalmente il trattamento per la sexsomnia? Si tratta di un trattamento integrato, che prevede la combinazione di psicoterapia, psicofarmaci (generalmente benzodiazepine), cura dell'igiene del sonno e dell'alimentazione. Lo scopo del trattamento è quello di ridurre questo tipo di episodi, con l'obiettivo di permettere alla persona che soffre di sexsomnia, così come al partner, di riappropriarsi del piacere della vita sessuale e della vita di coppia.

di Debora Rossi per babeland.it