Approfondimento sulla MENOPAUSA

Sul sito di Babe abbiamo già parlato in numerose e diverse occasioni di quella fase fisiologica del ciclo di vita femminile nota come menopausa. Oggi vogliamo riprendere questo tema a noi caro dedicandoci ad un approfondimento sui sintomi vasomotori collegati alla menopausa e sul loro possibile trattamento in chiave CBT (cognitivo comportamentale).

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Sex Addiction

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Tutto quello che avresti sempre voluto sapere sul "Bad Sex" ma avevi paura di chiedere

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La menopausa: l’autunno dai centomila colori. Menopausa è il termine con cui viene comunemente indicato il climaterio, cioè il periodo della vita della donna in cui cessano le mestruazioni.

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Sex Addiction

Chissà quante volte, parlando di una persona estremamente interessata al sesso e particolarmente attiva in esso, vi sarà capitato di riferirvi a qualcuno, o che qualcuno si sia riferito a voi, utilizzando l’appellativo “malato di sesso”. Fermo restando che non è mai una buona prassi quella di etichettare le persone,  cerchiamo di capire in quali casi si può realmente parlare di “malattia da sesso” o, in termini più scientifici, di “sex addiction”.

Partiamo, dunque, dal DSM 5, l’ultima versione del Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali, nonché il più utilizzato in ambito diagnostico da psichiatri e psicologi. Bene, il DSM 5 non riconosce la “sex addiction” nell’alveo delle diverse malattie mentali. Tuttavia, le cose cambiano se facciamo riferimento all’ICD-11 (International Classification of Diseases 11th Revision), che, invece, riconosce, con il codice 6C72, il “disturbo da ipersessualità” come categoria separata dalle parafilie.

Secondo la definizione dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), il “disturbo da ipersessualità” è caratterizzato da ossessività, morbosità e impossibilità di controllo e di gestione dei propri impulsi sessuali. Nel quadro di questo disturbo, gli impulsi sessuali si impongono sull'individuo spesso vanificando i suoi sforzi di interazione in ambito sociale. La diagnostica del “disturbo da ipersessualità” prevede che i sintomi persistano per almeno sei mesi e che se ne riscontrino le conseguenze a livello attivo nella società. L’incidenza del disturbo nella popolazione è stimata intorno al 3/6%, anche se, data la sua natura, potrebbe trattarsi di una stima al ribasso, dovuta sia alla difficoltà, da parte di chi ne soffre, di farsi aiutare – a questo proposito è consigliato questo articolo della NIH: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3212607 –, sia alla difficoltà diagnostica, in quanto potrebbe essere confuso con un altro disturbo. 

Eli Coleman et al. (2003) individuano ad esempio un parallelismo significativo tra “sex addiction” e DOC (Disturbo Ossessivo Compulsivo), ponendo l’accento sulla somiglianza delle fantasie sessuali riscontrate nei pazienti. Tuttavia la “sex addiction” potrebbe essere anche conseguenza di un “Disturbo del Controllo degli Impulsi”, che, secondo le direttive del DSM 5, raggruppa sotto questa categoria diversi disturbi, accomunati dalla caratteristica dell'incapacità di resistenza da parte del soggetto alla spinta motivazionale nel mettere in atto un determinato comportamento. Tra questi disturbi ricordiamo: il disturbo esplosivo intermittente, la cleptomania, la piromania e il disturbo della condotta. È stato riscontrato che numerosi pazienti affetti da “Disturbo del Controllo degli Impulsi” presentano comorbilità con la “sex addiction”. In ogni caso, è fondamentale impostare, dopo un'anamnesi accurata del paziente, il giusto trattamento psicofarmacologico, oltre che psicoterapeutico; a seconda del trattamento, infatti, alcuni farmaci potrebbero contrastare, o peggio annullare, l'effetto di altri, causando un allarmante peggioramento nel quadro clinico del paziente. 

È importante notare che la “sex addicton”, come ogni dipendenza, presenta sintomi comuni al disturbo della “Dipendenza da Sostanze”, tra cui: insonnia, ipertensione, irrequietezza, irritabilità, paranoie, etc. È possibile riscontrare entrambe le patologie nel quadro clinico di alcuni pazienti. Per i più curiosi si invita a porre l'attenzione sugli studi di Raymond et al. e di Black et al.