Amore, viaggio e riscoperta

Scriveva il celebre autore portoghese José Saramago nella sua opera "Viaggio in Portogallo" (1981): Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero.

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Amore, viaggio e riscoperta

Scriveva il celebre autore portoghese José Saramago nella sua opera "Viaggio in Portogallo" (1981): Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già fatti, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre.

Queste parole, al di là della bellezza poetica di cui sono portatrici, pongono la riflessione sul tema del viaggio, inteso non soltanto nel senso più letterale del mettersi in cammino per viaggiare e raggiungere nuove mete (cosa ahimè assai difficile in questo momento storico), bensì sul viaggio inteso come curiosa e continua scoperta e riscoperta non solamente del "nuovo", ma anche e soprattutto del "noto". 

Dice Saramago "bisogna vedere ciò che si è già visto" e guardarlo con occhi nuovi, mai stanchi, sempre disponibili a cogliere la novità e l'inatteso anche in ciò che già conosciamo, proprio come fa il viaggiatore che ritorna nello stesso luogo per osservare di notte quel che aveva osservato di giorno.

Questa riflessione ritengo possa essere un'utile metafora per guardare al rapporto di coppia, a quelle relazioni che, poiché durature nel tempo, ci impongono di confrontarci a lungo con la stessa persona, il nostro partner. Spesso riteniamo che il nostro partner costituisca per noi una "meta raggiunta", una "conquista esaurita" e ci ritroviamo a pensare di essere ormai definiti all'interno di una relazione che non cambia e non sa cambiare, offrendoci ogni giorno gli stessi stimoli, le stesse sollecitazioni, le stesse dinamiche. Ma siamo sicuri che sia proprio così? Siamo sicuri di aver concluso il viaggio? Se rileggiamo le parole di Saramago, possiamo forse comprendere che le cose siano differenti: possiamo provare a considerare noi stessi ed il nostro partner come due viaggiatori che, pur avendo deciso di intraprendere un lungo viaggio insieme, continuano a vivere parallelamente un viaggio individuale, che può essere definito "crescita personale". Possiamo provare a considerare il viaggio di coppia non come un percorso circolare che ci fa partire da A, attraversare B, esplorare C, per poi riportarci ad A, bensì come ad un percorso a spirale, in cui da C passeremo ad A¹ e da lì giungeremo a B¹ e così via. A differenza del cerchio, che inizia e finisce nello stesso punto, la spirale curva e si ripiega su sé stessa, procedendo in verticale, in un processo di approfondimento e non di ripetizione.

Ecco che allora, se ci poniamo in questa ottica, anche dopo numerosi anni di relazione, di convivenza, di matrimonio potremo acquisire la capacità di notare tanto in noi stessi quanto nel nostro partner "la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era." 

Ancora, ci chiede provocatoriamente il celebre autore e psicoanalista Massimo Recalcati in "Mantieni il bacio" (2019): Il desiderio [...amoroso...] per esistere non ha forse sempre bisogno del Nuovo? Il matrimonio è allora condannato a essere solo il cimitero del desiderio? E il lessico famigliare a esaurire il lessico amoroso?  Se così fosse, verrebbe da pensare che l'Amore, quello con la A maiuscola, quello che dura perché può durare, non esista e sia soltanto una chimera, un'illusione. Se la ricerca incessante della novità (che è pur insista nell'essere umano) si dirige sempre e soltanto verso l'esterno, verso ciò che ancora non abbiamo vissuto, sperimentato o incontrato beh...allora si. Allora l'amore ha diritto soltanto ad una a minuscola e sarà destinato, prima o poi, presto o tardi ad esaurirsi, a finire. Se invece la ricerca, l'esplorazione, la curiosità e l'interesse vengono direzionati all'interno (di noi, del partner, della coppia) ecco che si aprono possibilità che non abbiamo ancora considerato, percorsi che non abbiamo ancora tracciato. La novità non necessariamente coincide con l'introduzione di un elemento nuovo, ma al contrario può delinearsi nel guardare con occhi diversi ciò che è sempre stato sotto al mostro sguardo. Ecco che allora l'ennesima discussione con il partner può cessare di essere la ripetizione di un medesimo circolo vizioso per trasformarsi nell'opportunità di una nuova scoperta, di una nuova intuizione. Ecco che dunque quel tratto di personalità che da tempo ci insoddisfa può smettere di costituire la medesima croce da portare con afflizione, per configurarsi come l'occasione di lavorare finalmente su di essa con l'obiettivo di produrre un cambiamento. Si tratta indubbiamente di una sfida, di una promessa di impegno reciproco, di una missione non facile da portare avanti, ma anche di un'autentica possibilità di rinnovare noi stessi e la coppia.

Come fa ad accadere tutto questo? Come ci si può allenare a scoprire, ma soprattutto a cercare la novità in ciò che nuovo non è? Ce lo spiega il filosofo Novalis con le sue parole: "Accade quando la vita quotidiana, la vita insieme non si allontana dal tempo dell’incontro ma lo rinnova ogni volta. È la stessa cosa che capita quando riguardiamo lo stesso tramonto o le stesse primule che ogni anno appaiono nel prato con il primo vento di primavera. Sono sempre le stesse primule ma sono sempre nuove. Non ci stancheremmo mai di guardarle”. 

Si pone allora una domanda: possiamo, in un'epoca caratterizzata dalla velocità, dal "tutto e subito", dall'usa e getta, dal "fuori uno, sotto l'altro" concederci il lusso, la ricchezza ma anche l'anarchia, la ribellione, l'anticonformismo del "per sempre"?.

Lungi dal voler moralizzare, ostracizzare o giudicare il tradimento o la rottura della relazione perché ogni rapporto tra due persone è unico ed irripetibile e certamente non riducibile a considerazioni di carattere generale, vogliamo suscitare in voi che ci leggete la riflessione su questa importante domanda. Possiamo, quando incontriamo la NOSTRA PERSONA, concederci realmente all'incontro ed alla condivisione, con l'animo fiducioso e gagliardo di chi, con coraggio, pensa "durerà per sempre, questo Amore non ha la data di scadenza"?. Possiamo guardare con occhi diversi, giorno dopo giorno, lo stesso neo, lo stesso profilo, la stessa ruga, la stessa iride? Possiamo, tappa dopo tappa, meta dopo meta, continuare a viaggiare insieme?