Adolescenti TRANS

Affiancare il proprio figlio o la propria figlia durante il periodo dell’adolescenza, con riferimento alle tematiche della sessualità, è indubbiamente un compito arduo e sfidante per ogni genitore.

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Vergini e matrimoni bianchi

Care amiche e cari amici di Babeland, per allietarvi le vacanze, abbiamo pensato di proporvi un interessante articolo pubblicato lo scorso 20 Luglio su La Stampa (link disponibile qui) di Valeria Randone, psicologa e sessuologa. 

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Violenza sulle DONNE (parte 2)

Come abbiamo già anticipato, nella maggioranza dei casi gli atti di violenza avvengono all’interno delle mura domestiche da parte di individui che appartengono alla più ristretta cerchia intima ed affettiva della donna, prevalentemente ad opera del partner.

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Violenza sulle DONNE (parte 1)

Durante l’ultimo periodo, in particolare durante il corso di quelle che tutti conosciamo ormai come “fase uno” e “fase due”, si è spesso sentito parlare della violenza tra le mura domestiche e di come, in conseguenza del “lock-down” e del “post-lock-down”, questo fenomeno abbia rischiato di aggravarsi ed intensificarsi con il favore delle “tenebre del confinamento”.

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Sessualità e Alzheimer

Il Morbo di Alzheimer è una tra le forme più invalidanti di demenza senile e consiste in una malattia degenerativa, dovuta principalmente a danni neuronali e a carico della mielina, che producono un progressivo deterioramento del funzionamento cognitivo del paziente che ne è affetto.

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Adolescenti TRANS

Affiancare il proprio figlio o la propria figlia durante il periodo dell’adolescenza, con riferimento alle tematiche della sessualità, è indubbiamente un compito arduo e sfidante per ogni genitore. Le prime esperienze sessuali, che avvengono appunto solitamente durante tale periodo, danno spesso un forte «imprinting» a quella che poi si rivelerà essere la sessualità adulta di ciascun individuo e per questo motivo è molto importante tutelare i propri figli affinché tali esperienze abbiano il carattere più positivo possibile. Si sa infatti che, a fronte di una o più precoci esperienze sessuali traumatiche, il futuro giovane adulto corre il rischio di non riuscire a vivere serenamente ed apertamente la propria sessualità, con conseguenze legate alle difficoltà nell’accesso alla dimensione erotica e relazionale, che potranno manifestarsi tanto nella continua ricerca di approvazione e conferma da parte del partner sessuale, quanto al contrario nell’evitamento dell’intimità e nell’isolamento.

È dunque molto importante, in qualità di genitori, educare i propri figli adolescenti in modo tale che essi dispongano delle risorse necessarie per vivere una sessualità, sebbene non del tutto matura, il più possibile completa, riducendo l’eventualità che essa venga esperita come una dimensione scissa rispetto a quella emotiva ed affettiva. Tale compito, già di per sé complicato per ogni genitore, diventa ancora più impegnativo quando parliamo di adolescenti transgender: i giovanissimi che si scoprono transgender si trovano infatti ad affrontare una dura battaglia con i genitori, che spesso non capiscono cosa sia l’identità di genere e banalizzano ripetendo a sé stessi che “è solo una fase.”

È certamente possibile che si tratti effettivamente soltanto di una fase (molti adolescenti che inizialmente si dimostrano transgender, poi più avanti si identificano come gay, lesbiche o eterosessuali), tuttavia è importante non assumere questa conclusione come scontata. Di fondamentale importanza quindi è validare il proprio figlio (o figlia) per ciò che questi sente di essere: un atteggiamento ridicolizzante o sminuente da parte del genitore, non soltanto è inutile, quanto dannoso. È stato infatti dimostrato che l’atteggiamento della famiglia nei confronti dell’identità di genere dei figli, riveste un ruolo rilevante nella determinazione della salute mentale, del rischio di ingaggiare condotte di abuso di sostanze e di contrarre malattie sessualmente trasmissibili.

Una ricerca pubblicata sul Journal of Child and Adolescent Psychiatric Nursing nel 2010 ha messo in risalto come il supporto familiare a figli omosessuali, bisessuali o transgender durante il periodo dell’adolescenza produce una più elevata autostima, una maggiore approvazione sociale ed una migliore condizione generale di equilibrio” in età adulta, diminuendo inoltre la probabilità che si verifichino depressione o altre condizioni patologiche, quali dipendenze e ideazioni suicidarie. È noto infatti che gli adulti transgender incontrano più frequentemente rispetto ai coetanei eterosessuali situazioni di disagio sociale, economico, relazionale e psicologico ed il rifiuto o la banalizzazione da parte delle famiglie fungono da catalizzatori rispetto a tali problematiche.

Il comportamento più adeguato da parte di un genitore è quindi quello di incoraggiare i propri figli ad essere ciò che essi sentono realmente di essere, trasmettendo loro un atteggiamento di amore ed accettazioni incondizionati che prescindano dall’orientamento e dall’identità sessuale. Ostacolare i propri figli nel percorso di transizione sociale, vale a dire il percorso di adozione del nome, della pettinatura, dell’abbigliamento e del pronome associati al genere da loro rivendicato, produce, come dimostrato da un recente studio pubblicato sulla rivista Pediatrics, un effetto negativo sia sul benessere fisico che sul benessere psicologico dell’adolescente, inducendo ansia, insicurezza, paura dell’abbandono ed anche condizioni patologiche ben più gravi.

È dunque indispensabile che le famiglie, con il supporto della società nella sua interezza, imparino ad accettare con amore e con rispetto le scelte, le emozioni e i vissuti dei giovani adolescenti transgender, per consentire loro di godere di un futuro che garantisca le stesse condizioni, le stesse opportunità e gli stessi diritti degli adulti eterosessuali, in un contesto di massima inclusione e minima discriminazione.